David Bodino

David Bodino sa benissimo che, al di là di tutte le belle parole, il design è un campo di battaglia. Dietro una trincea si sono asserragliati gli ingegneri, convinti che ogni oggetto debba in primo luogo essere funzionale, efficiente, anche a scapito delle qualità estetiche. Nella trincea opposta combattono invece gli artisti, gli art director, i trend setter, un certo genere di architetti, insomma tutti i fautori della grazia e della bellezza avant toute chose.

È un conflitto doloroso ma inevitabile, soprattutto per chi, come David, è nato in un angolo di mondo nel quale questa querelle tra bellezza e utilità è più sentita e decisiva che altrove. Da un lato l’Italia è il Paese della statuaria classica, della Venere botticelliana, della rivoluzione prospettica rinascimentale e del ‘corpo estetico’ declinato in tutte le sue possibili varianti, dalla moda all’automobilismo sportivo o al glorioso design industriale degli anni ’70. In Italia la bellezza non è una qualità accidentale, aggiuntiva, un di più, è il focus irrinunciabile e rivelatore intorno al quale viene disposto e organizzato tutto il resto. Oltre che italiano, però, David è piemontese, e questo in un certo senso cambia tutto. Il Piemonte si distingue dalle altre regioni per il vigore della sua passione tecnologica, derivante in larga misura dall’impetuoso sviluppo industriale manifestatosi in netto anticipo sul resto del Paese. Imprese all’avanguardia, laboratori, istituti di ricerca... in Piemonte l’interesse quasi maniacale per le nuove tecnologie si respira nell’aria, si beve col latte materno, è quasi impossibile sfuggirvi.

David è cresciuto così, stretto nella morsa tra bellezza e funzionalità, soffrendone le inevitabili contraddizioni ma anche coltivando la convinzione che un’accordo onorevole, una sintesi armoniosa tra i due aspetti fosse sempre in qualche misura possibile. E qual è, in fin dei conti, il nome che da sempre attribuiamo a questa sintesi tanto agognata? Comincia con la ‘c’ e finisce con la ‘a’ accentata. Sì, è proprio ‘creatività’.

David Bodino studia architettura all’Università di Torino e si laurea discutendo il progetto di trasformazione di una cava di calcare in elegantissimo museo. La tesi per il conseguimento del PhD, pochi anni dopo, è dedicata alla cyberarchitettura, ovvero all’applicazione delle tecnologie ‘immersive‘ (virtual reality) all’ambito disciplinare dell’architettura, dell’urbanistica e del design. Cultura, arte, estetica, ma anche ingegneria, ergonomia, computer science... Negli anni seguenti, alternando alla libera professione l’insegnamento universitario, David spazia fra temi come la progettazione architettonica, l’interior design, gli eventi virtuali per l’allestimento, la visualizzazione stereoscopica e i musei contemporanei in Europa.

È proprio vero, come diceva Gregory Bateson, che ognuno di noi lavora tutta la vita intorno a poche idee essenziali, a volte addirittura una sola. A dispetto di tanta pretesa semplicità, tuttavia, questo processo di elaborazione è spesso avventuroso e finisce per dipanarsi in Paesi, culture e territori diversissimi. 

Alla fine degli anni ’90, ad esempio, David trascorre alcuni anni a Barcellona per collaborare con lo studio di Alfredo Arribas a progetti quali il Musée de la Musique ad Anversa (Belgio), la quasi omonima Cité de la Musique a Montluçon (Francia), la sala concertistica multifunzionale del polo turistico di Castellaneta Marina (Italia) e il ristorante Sunflower a Giakarta. Notiamo di passaggio che proprio le sale da concerto richiedono più di altre tipologie progettuali quella peculiare commistione di doti estetiche e tecnico-funzionali cui David punta sempre con grande determinazione.

 

Per restare in ambito culturale, David Bodino è autore di una delle prime applicazioni virtuali real time impiegate a scopo di comunicazione e promozione pubblicitaria (perlomeno in Italia). Si chiama Piedmont par Excellence e viene utilizzata per mostrare le prerogative del Piemonte a giornalisti, politici e opinion maker in giro per il mondo, senza muoverli da casa loro. È stata presentata per la prima volta nel 2003 a Parigi e l’anno successivo in India a seguito della ‘delegazione Ciampi’. Un’altra disciplina cui David Bodino si applica da sempre con passione e competenza è quella, tutt’altro che marginale, dell’interior design. Anche qui, come sappiamo, tutto ruota intorno al desiderio di rendere la vita delle persone non solo gradevole esteticamente, ma anche più comoda, funzionale. In una parola: migliore. Un risultato conseguito curando l’allestimento di Wasabi, uno dei più rinomati ristoranti giapponesi a Torino, delle conference hall del Pricesa Yaiza Resort a Lanzarote, nelle Isole Canarie, e di numerose Control Tower’ della Cesa Logistics a Milano, Madrid e Anversa. Non di rado David progetta e realizza personalmente molti degli oggetti d’arredo compresi nei layout progettuali, facendo appello alle sue consumate competenze di industrial designer. Competenze che dispiega anche dirigendo il team progettuale di Ferrero Legno, azienda leader europea nella produzione di porte d’alta gamma, e mettendo la propria esperienza di art director al servizio di numerose altre aziende italiane.

 

Resta da dire della ‘passion predominante’ di David Bodino. Qual è? Niente paura, non affrontiamo temi scabrosi. Parliamo solo di architettura, e in particolare di architettura residenziale di lusso.

La Costa Azzurra, si sa, è una delle mete preferite da chi vuol godere i privilegi di una dimora incantevole, dotata di tutti i comfort e valorizzata da un clima e uno scenario naturale tra i più celebrati del mondo. Uno stile di vita brillante immortalato da decine di film e romanzi (qualcuno ricorda La Piscine, con Alain Delon e Romy Schneider?). Negli ultimi anni, tuttavia, hanno destato molto interesse anche le soluzioni residenziali offerte dal Piemonte, e in particolare dalle Langhe, considerati particolarmente appealing per via del valore paesaggistico, delle prerogative culturali e della raffinata civiltà enogastronomica. Nel corso degli anni David Bodino, che peraltro è francese per parte di madre, ha partecipato alle spumeggianti avventure architettoniche tanto della Riviera quanto del Nord Ovest italiano, progettando ville incantevoli e curando la ristrutturazione e il restauro conservativo di alcuni palazzi storici risalenti al Rinascimento, al periodo Neogotico e al Liberty.

 

Abbiamo citato il Rinascimento e ci sorge spontanea un’associazione. Tutto quel che abbiamo detto sulle qualità di David come persona e come professionista non richiama in mente, almeno in certa misura, i tratti distintivi del Rinascimento italiano? L’armoniosa integrazione dei saperi tecnologici e artistico-artigianali; l’oscillazione felice tra le atmosfere rarefatte dell’accademia e il ‘fare a mano’ delle ‘botteghe’; la capacità di mettersi in ascolto; la progettualità sposata indissolubilmente alle esigenze funzionali e all’usabilità; l’umanesimo fatto non di belle parole ma di empatia e solidarietà concreta tra le persone.

Curioso no? Antonio Stradivari era un figlio tardivo e ingegnoso della tradizione rinascimentale italiana. E se lo fosse, fatte le debite proporzioni, anche David Bodino? Pensiamoci.  

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