top secret: il segreto di chi è al top

Sembra che per rendere il timbro dei suoi violini così vibrante, profondo e ricco di armonici, Antonio Stradivari usasse legni provenienti da alberi che avevano affrontato il periodo di freddo intenso che colpì l'Europa tra il XVII e il XVIII secolo. Che per rinforzare quelle essenze ricorresse a una speciale ‘ricetta’ a base di potassa, silice e carbone. Che preparasse vernici cariche di ceneri vulcaniche presenti nel territorio intorno a Cremona. Che per ottenere quel particolare timbro variasse forma e materiali delle decorazioni incastonate nella tavola armonica. Si è persino ipotizzato che quel suono straordinario fosse dovuto all’azione di una muffa (e in particolare di due funghi denominati Physisporinus Vitreus e Xylaria Longpipes) che attaccava il legno dei suoi violini.

Si sono fatte mille ipotesi, ma la verità è che, come nel caso dell’indimenticabile costruttore di campane dell’Andrej Rublev di Tarkovskij, nessuno potrà mai svelare il segreto di Antonio Stradivari. Per il semplice motivo che il suo, in realtà, non era un segreto, una ricetta, una formula misteriosa, bensì un insieme organico di metodi, tecniche e capacità istintive che non possono essere riprodotti meccanicamente. Quello di Antonio Stradivari era un ‘habitus’, una cultura un sapere forgiato attraverso i decenni. E il sapere non si riproduce, si tramanda.

È esattamente quel che è successo con la famiglia Stradivari. Che non ha tramandato nei secoli la capacità di costruire violini - la quale era e resta una peculiarità inavvicinabile del glorioso antenato - bensì una cultura, un certo modo di fare le cose, una capacità tutta italiana di coniugare gradevolezza estetica, unicità ed efficienza funzionale. Bene, ma la sintesi di estetica, originalità e utilità non è appunto l’essenza di ciò che chiamiamo design?

 

 

 

 

 

 

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